venerdì 16 maggio 2025

Vademecum IRC: piccola guida pratica per la presa di servizio di Giuseppe Lubrino


I docenti di Religione Cattolica a causa della piaga del precariato, non di rado, si ritrovano a vivere momenti di disagio e di sconforto. In genere la condizione di “supplente” o “incaricato annuale” non è tra le più felici in Italia. Ciò amplifica ulteriormente lo sconcerto se ci si riferisce alla disciplina di Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) la quale, mi sia consentito dirlo, è più nota per tutte le “etichette” negative che le sono state appioppate nel corso degli anni, che per il suo inestimabile valore pedagogico-educativo di cui è intrisa. Detto questo, con la presente riflessione, si intende fornire delle indicazioni pratiche che, potrebbero risultare utili per tutti i docenti che ricevono una supplenza o un incarico annuale e si trovano catapultati all’interno delle scuole di ogni ordine e grado, il più delle volte disorientati senza sapere a chi rivolgersi e come effettuare la “presa di servizio”. 
Marco stamattina mentre era a fare la spesa, ha ricevuto una chiamata dall’ufficio scolastico diocesano, ed è stato convocato per una supplenza presso una scuola secondaria di secondo grado. Per prima cosa egli si reca presso l’ufficio scolastico diocesano a ritirare la proposta di nomina. Dopodiché, raggiunge la scuola che gli è stata designata. Entra, saluta i collaboratori e chiede di essere presentato all’ufficio protocollo. In detto ufficio, Marco esibisce la proposta di nomina la quale poi deve essere sottoposta all’attenzione del Dirigente Scolastico perché l’ “intesa” possa realizzarsi. Ciò come viene regolamentato dall’intesa del DPR n.175 del 20 agosto 2012. Se vi si realizza l’intesa, la proposta di nomina viene protocollata. L’ufficio protocollo fornirà a Marco tutta una modulistica da compilare all’interno della quale il docente dovrà specificare i suoi dati personali, i titoli di insegnamento e indicare eventuali esperienze di servizio già svolte. 
A questo punto è opportuno che Marco si rechi presso l’ufficio didattico per farsi fornire le credenziali per l’accesso e l’utilizzo del Registro elettronico. Successivamente, Marco viene ricevuto dal Dirigente Scolastico il quale - in genere - gli tiene un breve colloquio conoscitivo. Nel migliore dei casi, a Marco gli vengono illustrate in maniera sommaria le esigenze educative dell’utenza e le linee pedagogiche adottate dalla scuola - per esempio - inclusione e partecipazione attiva dei discenti (come descritte nel PTOF). Dopo ciò, Marco riceve l’assegnazione delle classi e in questa fase - è molto importante - che egli prenda contatto con i rispettivi coordinatori delle classi. In tal modo, avrà la possibilità di farsi descrivere brevemente le caratteristiche generali dei discenti.
L’ ingresso in classe: Cosa fare? Che dire? Che lezione proporre? È buona norma ritagliarsi sempre del tempo per predisporre le lezioni che si intendono proporre ai discenti. Il primo giorno può essere molto importante puntare sull’osservazione e l’empatia. È bene che il docente appena mette piedi in classe si presenta e invita gli allievi a presentarsi a loro volta. Nel fare ció, può seguire l’ordine alfabetico dell’elenco classe presente sul registro elettronico. In genere, si può rompere il ghiaccio chiedendo agli allievi le loro generalità anagrafiche, le discipline che preferiscono, gli hobby a cui si dedicano. Così facendo, il docente pone in essere la relazione educativa che, come si sa, deve essere asimmetrica ma non rigida e dittatoriale. Adoperando il dialogo con gli studenti il docente potrà anche iniziare a redigere un piccolo prospetto in cui poter annotare eventuali problematiche di classe, attitudini o carenze disciplinari degli allievi. Tale buona pratica gli consentirà non solo di calibrare bene l’intervento didattico che desidera proporre la volta successiva ma anche di poter sviluppare e acquisire una buona gestione della classe. Prediligere - specialmente- la prima volta in classe l’aspetto relazionale può costituire una risorsa efficace per facilitare l’ideazione di un ambiente di apprendimento appropriato per il successo formativo dei discenti e per la buona riuscita dell’operato dei docenti. Il ‘dialogo’ tra docente e allievi è fondamentale per incentrare l’azione didattica sulla partecipazione attiva degli alunni piuttosto che basare il proprio insegnamento sulla mera trasmissione di nozioni e contenuti. Promuovere una ‘didattica inclusiva’ significa implementare fin dal primo giorno con gli alunni una dimensione dell’ ‘ascolto’ attento mediante l’impiego di uno stile dialogico informativo e formativo: il docente conosce gli allievi così da poter avviare una proposta di apprendimento a partire dall’esperienza dei giovani cui ha di fronte. Ciò allo scopo di rendere gli alunni dei protagonisti della costruzione del loro sapere e non già dei soggetti passivi.

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