sabato 24 maggio 2025

Attualità di Nicea 325: Gesù e la verità della rivelazione di Giuseppe Lubrino

 


Professione di fede: 


Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,

unigenito Figlio di Dio,

nato dal Padre prima di tutti i secoli:

Dio da Dio, Luce da Luce,

Dio vero da Dio vero,

generato, non creato,

della stessa sostanza del Padre;

per mezzo di lui tutte le cose sono state create.

Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo,

e per opera dello Spirito Santo

si è incarnato nel seno della Vergine Maria

e si è fatto uomo.


La verità della fede non è piovuta dal cielo ma è il frutto di un “processo”, di un cammino costante della Chiesa e dei suoi rappresentanti verso la ricerca e la pienezza della verità. La fede è cammino, dinamismo, apertura, solidità, chiarezza espositiva. Queste caratteristiche ben le si possono comprendere se si guarda agli sviluppi del Cristianesimo dei primi secoli. La verità della Rivelazione contenuta nella Bibbia e nella Tradizione Apostolica e Patristica non è stata definita e accettata una volta per tutte. Nel lungo corso della storia la fede è stata soggetta ad interpretazioni e chiarimenti che, in qualche modo, hanno reso il ‘credere’ quanto più possibile vicino alla verità piena e matura così come essa è stata trasmessa dagli Apostoli. 

Il terzo e il quarto secolo d.C. costituiscono periodo ‘aureo’ per la fede. L’editto di Milano 313 (non rese il Cristianesimo religione di Stato ma ne preparó le ‘condizioni’ che porteranno all’editto di Tessalonica 380), pose fine alle persecuzioni tra cui le più cruenti furono quelle durante l'impero di Nerone (58-68 d.C.)  e durante l’epoca di Diocleziano (284-305 d.C.). Con l’avvento dell’imperatore Costantino I detto il Grande (306-337 d.C.) le persecuzioni terminarono e si inaugurò per  il Cristianesimo la stagione della grande fioritura. È il tempo dei grandi Concili ecumenici, è l’ora della stabilizzazione e della sistematizzazione delle verità della fede. 

Costantino il grande nel 325 a Nicea convoca il primo Concilio Ecumenico perchè si definisse la natura di Gesù Cristo e la sua relazione con il Dio Padre. Lo scenario di Nicea è solenne, il Cristianesimo finalmente è libero dalle persecuzioni che, come si sa, ebbero un effetto domino poichè anziché reprimere la fede contribuirono a diffonderla grazie alla testimonianza dei martiri. I protagonisti di questo grande avvenimento sono: Ario presbitero e teologo dalle originibarbare diede impulso all’eresia dell’arianesimo.

L’ Arianesimo è  la teoria del subordinazionismo che prende avvio da una cultura proveniente dall’ambiente ellenistico-egiziano con forti influenze del neoplatonismo. Ario voleva porre un divario tra Dio e l’Uomo Gesù al fine di ‘salvaguardare’ in maniera ‘intatta’ la trascendenza divina. Nel mondo antico era, infatti, inconcepibile l’idea che l’umano e il divino potessero fondersi. Pertanto l’evento dell’Incarnazione del Verbo così come presentato dal Nuovo Testamento creava problemi, risultava scomodo per la concezione culturale antica. La rivelazione biblica e, in modo particolare, il Nuovo Testamento costituiscono una vera e propria rivoluzione in tal senso. 

Ario sosteneva che Gesù, Figlio di Dio non ha la stessa “essenza/sostanza” del Padre (non è consustanziale). Pertanto, non è Eterno perché è stato ‘generato/creato’ dal Padre. Ciò significa che il Verbo di Dio, Gesù ha avuto un “principio nel tempo” da Dio Padre. 


A tali postulati energicamente si oppose il grande teologo Atanasio di Alessandria.  Egli, utilizzando la Bibbia in chiave apologetica (cf. Gv 1,1-3; Col 1,15; Fil 2,6-11) e avvalendosi di alcune categorie filosofiche, dimostra che Gesù è Eterno e “consustanziale” al Padre ovvero della stessa “essenza/sostanza”. Gesù è Dio allo stesso modo e sullo stesso livello del Padre. All’interno della vita divina non vi è il ‘tempo’. Gesù è homooùsios (consustanziale) al Padre. Commentando il prologo giovanneo Atanasio afferma che Cristo ha ricevuto la ‘generazione’ dal Padre in maniera ontologica e nell’eternità. Si afferma il “principio” atemporale. Gesù prima della creazione è stato “generato” e ha concorso all’opera creativa con il Padre e lo Spirito Santo. Gesù è coeterno al Padre, è il Creatore e Signore dell’universo. Nella pienezza dei tempi (cf. Gal 4,4; Gv 1,14) ha assunto la natura umana per salvare l’uomo mediante la redenzione. 


Giambattista Vico (1668-1774) da buon napoletano sviluppa la celebre teoria: “Corsi e ricorsi storici”, La storia umana è caratterizzata da un “ciclo ripetitivo” che si alterna tra periodi di progresso e di decadimento. 


La figura di Gesù Cristo in ogni epoca storica viene in qualche modo posta in discussione ed è sottoposta al vaglio della verifica circa l'autenticità della sua persona e del suo messaggio dalle correnti culturali dominanti. Nella sostanza si può ritenere che le due tendenze ricorrenti sono sempre le stesse: o si accentua la natura divina di Gesù a discapito di quella umana o si pone l’accento sull’umanità di Gesù trascurando e ponendo ai margini la sua natura divina. Negli ultimi tempi, ad esempio,  la teologia contemporanea ha esasperato la natura umana di Gesù quasi al punto da rendere il Verbo di Dio (cf. Gv 1,14) “Uno tra tanti”. Nicea a millesettecento anni di distanza, vuole ricordare all’ortodossia odierna chi è Gesù e come Egli sta rispetto al Dio Padre. Il Concilio di Efeso (431) da parte sua sottolinea il carattere dell’unione ipostatica di Gesù affermando che Egli è sia completamente uomo che completamente Dio (Cf. Col 2,9).  Il concilio di Calcedonia (451) contro la teoria del monofisismo che riconosce in Gesù la sola natura divina negando quella umana, propone,invece, il criterio adeguato e ancora attuale per ‘inquadrare’ correttamente, alla luce della Rivelazione, la Persona di Gesù. Ecco la celebre definizione conciliare: 


“Gesù Cristo è una sola persona con due nature, divina e umana, che sono unite senza confusione, senza cambiamento, senza divisione e senza separazione” 


In medio stat virtus! 


La fede insegna e sollecita nei credenti l’acquisizione e lo sviluppo di un giusto equilibrio. Tale ‘equilibrio’ non resta “incatenato” solo nelle idee ma ha delle implicazioni concrete nella vita dei credenti. In tal senso, si pensi ad esempio alla celebre formula del sacramento del Matrimonio secondo il rito cristiano: 


"Io, [Nome sposo/a], accolgo te, [Nome sposo/a], come mia/o sposa/o. Con la grazia di Cristo, prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita".


La promessa della fedeltà nonostante si riconosce la precarietà dell’esistenza. Non si esclude la possibilità che nel corso del tempo’ possano emergere all’orizzonte della vita delle avversità. La fede cristiana - adeguatamente intesa - non paralizza i credenti tra le gabbie del ‘dogma’ ma possiede un dinamismo intrinseco che conferisce ad essi la facoltà di acquisire una capacità di resilienza adeguata per affrontare le sfide della vita. L’equilibrio enunciato dalle verità della fede comporta in maniera evidente delle implicazioni sulla vita dei credenti. Essi assurgono come criterio di atteggiamento di vita la logica che domina il dogma e possono sviluppare ed acquisire relazioni interpersonali solide. Il valore della fedeltà - ad esempio - risuona incessante in un tempo in cui le relazioni interpersonali sono caratterizzate dalla liquidità e dalla precarietà. Intendere Gesù così come il Vangelo e il Magistero lo presentano significa imparare ad apprendere la sapienza della vita che, inevitabilmente, conduce alla felicità. 


Riferimenti bibliografici

  • (Cf. Theodor Schneider (a cura di) Carlo Danna, Nuovo corso di dogmatica. Prolegomeni. Dottrina su Dio. Dottrina della creazione. Cristologia. Pneumatologia (Vol. 1), 1 gennaio 1995 (2 Edizione), Queriniana, pp.704). 
  • - V. Bertolone, Camminare sperando, il Giubileo del 2025 nella luce di Nicea, Edizioni La Valle del tempo 2025, pp. 176

martedì 20 maggio 2025

Giovani, Fede e Identità: un percorso di crescita con Benedetto XVI - dí Giuseppe Lubrino


Come scopriamo fin dalle battute iniziali, si tratta dello scenario della complessità dell’ado­lescenza, nel corso della quale donne e uomini, alla ricerca di legittima autonomia, vanno aiu­tati a consolidare il proprio legittimo bisogno di accettazione e di appartenenza. Potrà anche l’edu­cazione alla fede cristiana offrire un tale aiuto, in vista della meta di un vissuto autentico, che rappresenti, cioè, pur nella provvisorietà di ogni stagione del tempo vitale, un punto fermo e una fonte di sicurezza per la crescita e la matu­razione personale?… L’Autore rilegge per noi la proposta di Joseph Ratzinger-papa Benedetto XVI, rivolta esplicitamente ai giovani (e all’essere umano in generale) in occasione delle celebrazioni della GMG (Giornata Mondiale della Gioventù).


Dall’Avvio alla lettura di Pasquale Giustiniani

Link acquisto: https://www.lavalledeltempo.com/giovani-fede-e-identita-un-percorso-di-crescita-con-benedetto-xvi/

venerdì 16 maggio 2025

Vademecum IRC: piccola guida pratica per la presa di servizio di Giuseppe Lubrino


I docenti di Religione Cattolica a causa della piaga del precariato, non di rado, si ritrovano a vivere momenti di disagio e di sconforto. In genere la condizione di “supplente” o “incaricato annuale” non è tra le più felici in Italia. Ciò amplifica ulteriormente lo sconcerto se ci si riferisce alla disciplina di Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) la quale, mi sia consentito dirlo, è più nota per tutte le “etichette” negative che le sono state appioppate nel corso degli anni, che per il suo inestimabile valore pedagogico-educativo di cui è intrisa. Detto questo, con la presente riflessione, si intende fornire delle indicazioni pratiche che, potrebbero risultare utili per tutti i docenti che ricevono una supplenza o un incarico annuale e si trovano catapultati all’interno delle scuole di ogni ordine e grado, il più delle volte disorientati senza sapere a chi rivolgersi e come effettuare la “presa di servizio”. 
Marco stamattina mentre era a fare la spesa, ha ricevuto una chiamata dall’ufficio scolastico diocesano, ed è stato convocato per una supplenza presso una scuola secondaria di secondo grado. Per prima cosa egli si reca presso l’ufficio scolastico diocesano a ritirare la proposta di nomina. Dopodiché, raggiunge la scuola che gli è stata designata. Entra, saluta i collaboratori e chiede di essere presentato all’ufficio protocollo. In detto ufficio, Marco esibisce la proposta di nomina la quale poi deve essere sottoposta all’attenzione del Dirigente Scolastico perché l’ “intesa” possa realizzarsi. Ciò come viene regolamentato dall’intesa del DPR n.175 del 20 agosto 2012. Se vi si realizza l’intesa, la proposta di nomina viene protocollata. L’ufficio protocollo fornirà a Marco tutta una modulistica da compilare all’interno della quale il docente dovrà specificare i suoi dati personali, i titoli di insegnamento e indicare eventuali esperienze di servizio già svolte. 
A questo punto è opportuno che Marco si rechi presso l’ufficio didattico per farsi fornire le credenziali per l’accesso e l’utilizzo del Registro elettronico. Successivamente, Marco viene ricevuto dal Dirigente Scolastico il quale - in genere - gli tiene un breve colloquio conoscitivo. Nel migliore dei casi, a Marco gli vengono illustrate in maniera sommaria le esigenze educative dell’utenza e le linee pedagogiche adottate dalla scuola - per esempio - inclusione e partecipazione attiva dei discenti (come descritte nel PTOF). Dopo ciò, Marco riceve l’assegnazione delle classi e in questa fase - è molto importante - che egli prenda contatto con i rispettivi coordinatori delle classi. In tal modo, avrà la possibilità di farsi descrivere brevemente le caratteristiche generali dei discenti.
L’ ingresso in classe: Cosa fare? Che dire? Che lezione proporre? È buona norma ritagliarsi sempre del tempo per predisporre le lezioni che si intendono proporre ai discenti. Il primo giorno può essere molto importante puntare sull’osservazione e l’empatia. È bene che il docente appena mette piedi in classe si presenta e invita gli allievi a presentarsi a loro volta. Nel fare ció, può seguire l’ordine alfabetico dell’elenco classe presente sul registro elettronico. In genere, si può rompere il ghiaccio chiedendo agli allievi le loro generalità anagrafiche, le discipline che preferiscono, gli hobby a cui si dedicano. Così facendo, il docente pone in essere la relazione educativa che, come si sa, deve essere asimmetrica ma non rigida e dittatoriale. Adoperando il dialogo con gli studenti il docente potrà anche iniziare a redigere un piccolo prospetto in cui poter annotare eventuali problematiche di classe, attitudini o carenze disciplinari degli allievi. Tale buona pratica gli consentirà non solo di calibrare bene l’intervento didattico che desidera proporre la volta successiva ma anche di poter sviluppare e acquisire una buona gestione della classe. Prediligere - specialmente- la prima volta in classe l’aspetto relazionale può costituire una risorsa efficace per facilitare l’ideazione di un ambiente di apprendimento appropriato per il successo formativo dei discenti e per la buona riuscita dell’operato dei docenti. Il ‘dialogo’ tra docente e allievi è fondamentale per incentrare l’azione didattica sulla partecipazione attiva degli alunni piuttosto che basare il proprio insegnamento sulla mera trasmissione di nozioni e contenuti. Promuovere una ‘didattica inclusiva’ significa implementare fin dal primo giorno con gli alunni una dimensione dell’ ‘ascolto’ attento mediante l’impiego di uno stile dialogico informativo e formativo: il docente conosce gli allievi così da poter avviare una proposta di apprendimento a partire dall’esperienza dei giovani cui ha di fronte. Ciò allo scopo di rendere gli alunni dei protagonisti della costruzione del loro sapere e non già dei soggetti passivi.

sabato 10 maggio 2025

Leone XIV: quali aspettative? di Giuseppe Lubrino

 


“Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente […]. Il male non prevarrà! Siamo tutti nelle mani di Dio. Pertanto, senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti. Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce. L’umanità necessita di Lui come il ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore […]. Sono un figlio di Sant’Agostino, agostiniano, che ha detto: “con voi sono cristiano e per voi vescovo”. In questo senso possiamo tutti camminare insieme verso quella patria che Dio ci ha preparato […]. Oggi è il giorno della Supplica alla Madonna di Pompei. Nostra Madre Maria vuole sempre camminare con noi, stare vicino, aiutarci con la sua intercessione e il suo amore”. 


Papa Leone XIV irrompe nella storia della Chiesa con  parole che infiammano e toccano il cuore di tutti! Un Papa che si contraddistingue per umiltà e sapienza. Si pone nei confronti del mondo con dolcezza, in punta di piedi, ma con chiarezza e autorevolezza di chi sa quello che dice. Un uomo dall’elevato spessore teologico-culturale, dí formazione agostiniana, cita la celebre domenicana, ‘Dottore della Chiesa’ e compatrona d’Italia e d’Europa ovvero santa Caterina da Siena! Cristo è il ‘Ponte’ e il centro dell’esistenza. Cristo costituisce il punto di partenza e il traguardo del cammino cristiano, è l’Alfa e l’Omega’. Gesù è il ‘buon pastore’ e la ‘Luce del mondo’, chiare, forti, incisive le citazioni tratte dagli scritti biblici giovannei. Omaggia con profondo rispetto, gratitudine il suo predecessore Papa Francesco. Infine, prima della Benedizione “Urbi et Orbi” un accorato appello ai fedeli ad ‘impugnare la corona del Rosario” e a rivolgersi con affetto filiale a Maria. Un Papa che vuole porre al centro del suo ‘monus’ petrino: “senza paura l’annuncio del Vangelo” in un mondo in continua trasformazione. Leone XIV vuole essere il Papa che attraverso il ‘dialogo’ desidera seminare nel campo del mondo la pace, da non intendersi come un ‘valore’ umano e astratto, bensì la ‘pace di Gesù Risorto’! L’esistenza credente si svolge nel ‘qui ed ora’ della storia ma tende alla ‘patria eterna’ del Cielo. Leone XIV non ha ‘paura’ di parlare della dimensione escatologica della fede! L’umanità desidera apprendere, sviluppare, acquisire una spiritualità profonda e incarnata. C’è bisogno di rinsaldare nel cuore del popolo di Dio la solidità della fede. Le persone hanno bisogno di un ‘conforto’, un ‘supporto’ e una ‘speranza’ concreta e trascendente al tempo stesso. Lo spaccato tra conservatori e progressisti sarà troncato o alimentato dall’elezione del nuovo Successore di Pietro Papa Leone XIV? Il Papa costituisce un punto di equilibrio tra i due fronti pare si dimostra essere il giusto ‘compromesso’ tra le due opposte fazioni e quindi il garante dell’unità. Papa Leone XIV è vicino alla gente ma al tempo stesso ci si augura che con rigore teologico sia chiaro nell’esposizione dei contenuti della fede, fermo nella sua missione di annuncio del Vangelo di Gesù Cristo. In tal senso è stata significativa anche la prima omelia di Leone XIV all’interno della quale è possibile ‘rintracciare’ il pensiero di Prevost. Egli parte dal fondamento biblico del ministero petrino (cf. Mt 16,16-18) e focalizza- nuovamente- la sua attenzione sull’identità e la centralità di Gesù Cristo. Rileva, inoltre, una delle endenze molto diffuse oggi all’interno di una certa ‘cultura’ contemporanea la quale, non di rado, riduce la figura di Gesù Cristo ad un semplice maestro e profeta umano. Papa Leone XIV afferma con chiarezza e fermezza quanto segue: Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, cioè l’unico Salvatore e il rivelatore del volto del Padre. Una concezione di Gesù a mero filantropo rischia di rendere la fede un ‘affare’ banale, senza senso. L’essere umano odierno si lascia,invece, più irrimediabilmente a attirare dai ‘nuovi idoli’ del tempo presente: sicurezza (autoprodotta), tecnologia, potere, denaro, successo, piacere. 

Si leggano ancora le sue parole:


Eppure, proprio per questo, sono luoghi in cui urge la missione, perché la mancanza di fede porta spesso con sé drammi quali la perdita del senso della vita, l’oblio della misericordia, la violazione della dignità della persona nelle sue forme più drammatiche, la crisi della famiglia e tante altre ferite di cui la nostra società soffre e non poco.


La Chiesa di Leone XIV intende porsi a servizio dell’umanità con la seguente consapevolezza: 


Essa sia sempre più città posta sul monte (cfr Ap 21,10), arca di salvezza che naviga attraverso i flutti della storia, faro che illumina le notti del mondo.


Ebbene, occorre ora lasciar governare la barca di Pietro al suo nuovo Pastore. Tuttavia, le premesse fin qui evidenziate lasciano ben sperare che, il Nuovo Successore di Pietro sulla scia dei suoi predecessori intende promuovere una rinnovata riscoperta della fede ponendo la figura di Cristo al centro del suo insegnamento, esortando a riscoprire la devozione autentica a Maria, riaffermare dimensione escatologica della fede ovvero la vita eterna. 

Questi tre aspetti sembrano caratterizzare il nuovo ponteficato di Leone XIV. 



mercoledì 7 maggio 2025

Attendere nella preghiera: breve commento all’omelia del cardinal Re di Giuseppe Lubrino




Nell’Omelia del cardinal Re in occasione della “Missa Pro Eligendo Pontefice” si fa sempre più viva e forte la speranza che i cardinali “assistiti” dallo Spirito Santo eleggano il nuovo Papa. Dal testo emerge il ritratto di una Chiesa che,nonostante, la complessità del tempo presente, desidera ‘concordia’, ‘comunione’ e ha tra le sue ‘priorità’ quella di ‘tendere la mano’ all’unanimità odierna per poter testimoniare l’amore di Gesù Cristo. Si legga un estratto: 


Negli Atti degli Apostoli si legge che, dopo l’ascensione di Cristo al cielo e in attesa della Pentecoste, tutti erano perseveranti e concordi nella preghiera insieme con Maria, la Madre di Gesù (cfr. At 1,14). È proprio quello che anche noi stiamo facendo a poche ore dall’inizio del Conclave, sotto lo sguardo della Madonna posta a fianco dell’altare, in questa Basilica che si eleva sopra la tomba dell’Apostolo Pietro. 


Un conclave che sceglie di porsi sotto il manto protettore di Maria affinché si ci possa adoperare per donare alla Chiesa il successore dell’Apostolo Pietro che ha il compito di custodire, confermare e guidare i credenti nella fede. Si ribadisce anche l’ urgenza e l’esigenza di incrementare all’interno della coscienza ecclesiale una logica di ‘comunione’ per favorire l’annuncio del Vangelo in un mondo che cambia. La Chiesa vuole essere una “Casa e una Scuola di Comunione”, riscoprire la dimensione fraterna della fede, fare ‘rete’, promuovere il ‘dialogo’ e il ‘confronto’ lasciandosi sorreggere e guidare dagli insegnamenti della Parola di Dio risultano essere elementi indispensabili per una crescita e una maturazione nella fede. Pertanto, si auspica che il Signore doni presto un nuovo ‘pastore’ al suo gregge e nel frattempo si raccomanda la preghiera perché il “depositum fidei” possa essere presto confermato e custodito. 


La pedagogia di Dio nella Bibbia: un orizzonte di senso per l’educazione contemporanea di Giuseppe Lubrino

  Nel cuore dell’attuale crisi educativa, dove i giovani sembrano smarriti tra frammenti di sapere e modelli esistenziali evanescenti, il li...

Post più popolari