venerdì 29 agosto 2025

La pedagogia di Dio nella Bibbia: un orizzonte di senso per l’educazione contemporanea di Giuseppe Lubrino

 


Nel cuore dell’attuale crisi educativa, dove i giovani sembrano smarriti tra frammenti di sapere e modelli esistenziali evanescenti, il libro La pedagogia di Dio nella Bibbia di Jean Cantinat (1964) si rivela sorprendentemente attuale. Non è solo un testo teologico, ma una proposta formativa radicale: riscoprire la Bibbia come Testo formativo, capace di offrire un orizzonte di senso entro cui decifrare la complessità del reale.

Cantinat ci mostra un Dio che educa non con imposizioni, ma con pazienza, rispetto e amore. La Scrittura diventa così il racconto di un cammino educativo, dove l’uomo è accompagnato nella sua crescita, non per essere addomesticato, ma per essere reso libero. In un tempo in cui l’educazione rischia di ridursi a trasmissione di competenze, questo libro ci ricorda che educare è generare senso, è aiutare l’altro a leggere la propria vita dentro una trama più ampia, significativa, relazionale.

La Bibbia, in questa prospettiva, non è solo un testo sacro, ma un laboratorio antropologico. Le sue pagine raccontano di uomini e donne in ricerca, di errori, di alleanze, di vocazioni. È un testo che forma, che plasma, che interpella. Cantinat lo dice con forza: “Dio non si impone, si propone. Egli parla al cuore, attende la risposta libera dell’uomo.” Questa pedagogia è profondamente umana, perché fondata sulla libertà e sull’amore.

L’immagine dell’aquila che veglia sul suo nido, tratta da Deuteronomio 32, è emblematica: “Come un’aquila che veglia sul suo nido, svolazza sopra i suoi piccoli, così il Signore ha guidato il suo popolo.” L’aquila non costringe i suoi piccoli a volare, ma li incoraggia, li sostiene, li protegge. Così Dio educa: con forza e tenerezza, con fermezza e compassione. È una pedagogia che non teme il deserto, anzi lo abita: “La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Os 2,16). Il deserto diventa spazio educativo, luogo di verità, di incontro, di rivelazione.

Per l’educatore di oggi – che sia insegnante, catechista, genitore o formatore – questo libro è una risorsa preziosa. Non offre metodi, ma visione. Non propone tecniche, ma una spiritualità dell’educazione. In un mondo che ha bisogno di adulti capaci di testimoniare senso, La pedagogia di Dio nella Bibbia ci invita a tornare alle radici, a riscoprire l’educazione come atto generativo, come arte del prendersi cura, come spazio di libertà.

In fondo, come scrive Cantinat, “la vera educazione è quella che conduce alla libertà dell’amore.” E oggi, più che mai, i giovani hanno bisogno di questo: di adulti che sappiano parlare al cuore, che sappiano offrire un orizzonte, che sappiano mostrare – con la vita – che il reale può essere abitato con fiducia, perché ha un senso.


Cristo, Forma dell’Uomo: Paideia e Grazia nel pensiero educativo di Joseph Ratzinger di Giuseppe Lubrino



Cristo, Forma dell’Uomo:
Paideia e Grazia nel pensiero educativo di Joseph Ratzinger

di Giuseppe Lubrino

Introduzione: l’educazione come vocazione teologica

Nel pensiero di Joseph Ratzinger, l’educazione è un atto eminentemente teologico. Non si tratta di trasmettere semplici contenuti, ma di introdurre alla verità, alla libertà e alla bellezza della vita. La Bibbia, in questo orizzonte, non è solo un testo sacro, ma la fonte primaria della formazione dell’uomo: una Paideia che incide, plasma, trasforma.

“La fede cristiana è più che una dottrina: è un incontro con una Persona che dà alla vita un nuovo orizzonte e una direzione decisiva.” (Introduzione al cristianesimo, 1968)

Cristo al centro: la Paideia cristiana come piena umanizzazione

Il pensiero pedagogico di Ratzinger è essenzialmente cristocentrico. Cristo non è solo il contenuto dell’educazione cristiana, ma il suo principio formativo, il suo metodo e il suo fine. L’intero processo educativo è un cammino di conformazione a Cristo, che realizza la piena umanizzazione dell’uomo attraverso la grazia.

“La vera educazione consiste nell’introdurre l’uomo alla totalità della verità, e questa verità è Cristo stesso.” (Introduzione al cristianesimo, 1968)

Educare, dunque, significa condurre l’uomo alla sua verità più profonda, che è Cristo. La Paideia cristiana non è una sovrastruttura morale, ma una trasformazione ontologica: l’uomo diventa se stesso nella misura in cui si lascia formare da Cristo.

La Bibbia: Parola che forma

La Sacra Scrittura è il primo strumento educativo. Non è solo un testo da studiare, ma una Parola viva che interpella, plasma, converte.

“La Scrittura è il luogo in cui Dio parla all’uomo e lo forma secondo la sua immagine.” (Gesù di Nazaret, 2007)

La lettura orante della Bibbia diventa così un atto pedagogico: il discepolo si lascia istruire da Dio, entra nella logica dell’Alleanza, apprende la grammatica della fede.

Il sicomoro di Amos: educare attraverso la profezia

Nel passo di Amos (Am 7,14), il profeta si definisce “mandriano e coltivatore di sicomori”. Ratzinger ha spesso evocato questa immagine per sottolineare la concretezza e l’umiltà dell’educazione profetica. Il sicomoro, che richiede incisioni per maturare il frutto, diventa metafora della formazione cristiana: non una sovrapposizione di nozioni, ma un’incisione dell’anima.

“Educare significa incidere nel cuore dell’uomo la forma della verità, affinché possa maturare nella libertà.”

La liturgia: scuola di umanità e di Dio

La liturgia è il cuore pulsante della formazione cristiana. È il luogo in cui l’uomo viene educato alla bellezza, alla verità e alla comunione.

“La liturgia è educazione alla vita nuova, è la forma della vita cristiana.” (La teologia della liturgia, 2001)

Celebrando il mistero pasquale, il credente viene immerso nella logica dell’amore che si dona. La liturgia non è solo culto, ma pedagogia: insegna a vivere secondo Cristo, a pensare con la Chiesa, a desiderare il Regno.

I sacramenti: tappe di una formazione spirituale

Ogni sacramento è un atto educativo, perché introduce il credente in una nuova dimensione dell’essere.

“Il sacramento è sempre anche parola, è sempre anche educazione, è sempre anche introduzione alla vita nuova.” (La teologia della liturgia, 2001)

Il Battesimo è l’inizio della vita nuova, l’Eucaristia è il nutrimento dell’anima, la Confessione è scuola di verità e misericordia. Ogni sacramento forma il cuore secondo Cristo.

La grazia: principio attivo della Paideia

La grazia non è un concetto astratto, ma una forza formativa. È Dio stesso che agisce nell’uomo, lo trasforma, lo educa.

“La grazia non distrugge l’uomo, ma lo realizza. È la forma più alta della pedagogia divina.” (Introduzione al cristianesimo, 1968)

La vita nella grazia è un cammino di umanizzazione: l’uomo, conformandosi a Cristo, diventa pienamente se stesso. La Paideia cristiana è dunque una divinizzazione che realizza l’umanità.

L’Areopago e la sfida del pensiero contemporaneo

Nel discorso di Paolo all’Areopago (At 17), l’apostolo si confronta con la cultura filosofica greca. Ratzinger vede in questo episodio una chiave per comprendere il compito della Chiesa oggi: entrare nella cultura con la forza del Logos.

“La fede non è nemica della ragione, ma sua alleata. Il cristianesimo è la religione del Logos, della Parola che è ragione e amore insieme.”

In un contesto segnato dal relativismo, l’educazione cristiana deve tornare ad essere areopagitica: capace di dialogare, ma anche di annunciare.

Il discorso di Ratisbona: fede e ragione come alleate

Nel celebre discorso all’Università di Ratisbona (2006), Benedetto XVI riaffermò la necessità del dialogo tra fede e ragione. La filosofia greca, con la sua ricerca del Logos, non è nemica della rivelazione biblica, ma sua alleata.

“Non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio.”

Questa affermazione è il cuore della visione educativa di Ratzinger: la fede cristiana è fede nel Logos, e dunque profondamente razionale.

La pedagogia del desiderio: antidoto al pensiero dominante

In una delle sue udienze generali, Benedetto XVI ha parlato della pedagogia del desiderio come chiave per contrastare il pensiero dominante, spesso segnato da nichilismo e apatia.

“Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo. Educare significa risvegliare questo desiderio, orientarlo verso la verità.”

Questa pedagogia non anestetizza, ma accende. È un’educazione che accompagna il giovane a scoprire che il desiderio più profondo è quello di Dio, e che solo in Lui trova compimento.

La diagnosi: l’emergenza educativa

Nella Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione (2008), Benedetto XVI parla esplicitamente di una “grande emergenza educativa”.

“Si ha l’impressione che gli adulti abbiano rinunciato al compito educativo, e che i giovani siano lasciati soli di fronte a scelte decisive.”

La radice di questa crisi è una cultura che ha smarrito il senso della verità, della bontà e della bellezza della vita.

La cura: alleanza educativa e testimonianza

La risposta proposta da Ratzinger è duplice. Da un lato, occorre ricostruire un’alleanza educativa tra famiglia, scuola, Chiesa e società. Dall’altro, è necessaria la testimonianza:

“Il vero educatore è colui che sa unire la fermezza con la dolcezza, la coerenza con la pazienza, la verità con l’amore.”

Solo così il giovane potrà riconoscere nella proposta educativa non un’imposizione, ma un invito alla libertà vera.

Conclusione: educare alla libertà della verità

Educare, per Ratzinger, significa introdurre alla libertà della verità. Non si tratta di formare individui funzionali, ma persone capaci di pensiero, di discernimento, di fede. La Bibbia, il sicomoro di Amos, l’Areopago di Paolo, il Logos di Ratisbona, la liturgia, i sacramenti e la grazia sono tappe di un’unica pedagogia: quella di Dio, che incide il cuore per renderlo capace di amare.

“Solo chi è educato alla verità può essere veramente libero. E solo chi è libero può amare.”

 


La voce nel deserto: Giovanni e il richiamo all’autenticità di Giuseppe Lubrino


La Chiesa celebra il martirio di San Giovanni Battista, figura eminente del Nuovo Testamento, spesso definito come l’anello di congiunzione tra l’Antica e la Nuova Alleanza. Il Battista è un “uomo di Dio”, un profeta ardente, infiammato dall’amore divino.
A lui è affidato un compito arduo e delicato: preparare il popolo di Israele ad accogliere e riconoscere il Messia. La sua missione è una sfida educativa: denunciare il male in tutte le sue forme e indicare il vero bene. Giovanni prende sul serio la propria vocazione e svolge la sua opera missionaria ed educativa adottando lo stile delle invettive, tipico dei profeti dell’Antico Testamento.
Non teme di perdere la vita pur di annunciare la verità sul Matrimonio, inteso biblicamente come monogamico e indissolubile. Denuncia l’infedeltà di Erode, il quale intrattiene una relazione extraconiugale con la moglie del fratello, nonostante Filippo fosse ancora in vita. Di fronte a questa infedeltà palese e nota a tutti, Giovanni prende posizione e dice al re le cose come stanno. Questo atto di coraggio gli costerà la vita, ma egli sa che la sua esistenza non termina con la morte terrena.
Il Battista pone la verità e la giustizia al di sopra della vita stessa. Promuove la fedeltà e indica nella Parola di Dio la strada maestra per raggiungere la felicità autentica. Il suo sacrificio è un monito e una testimonianza anche per il tempo presente: quale valore diamo oggi alla fedeltà? Chi è disposto a difendere la verità e la giustizia a ogni costo?
Giovanni aveva compreso che l’esistenza terrena è nulla rispetto all’eternità. Grazie alla preghiera e alla Parola di Dio, aveva acquisito la consapevolezza che la vita umana sulla terra è una palestra, nella quale ci si allena per prepararsi alla vita vera in Dio. Giovanni il Battista, con la forza della sua testimonianza, richiama il mondo all’essenziale e invita a liberarsi del superfluo. Ci interroga: Cosa conta davvero nella vita?
Una frase dell’attore Sylvester Stallone sembra cogliere il senso profondo di questo richiamo: “Vivere per niente o morire per qualcosa?”
Il Vangelo è amore, ma anche segno di opposizione al male. Non con la violenza, ma attraverso il dialogo pacifico e la verità che trasforma. Per contrastare il male, occorre destrutturarlo: smascherarne le logiche, scioglierne le radici. E questo è possibile solo lasciandosi prima plasmare e formare da Dio. Solo così potremo, a nostra volta, essere strumenti di formazione e trasformazione per gli altri. In un mondo che spesso confonde il bene con l’utile, la figura del Battista ci richiama con forza alla verità, alla giustizia e alla sobrietà come scelte radicali e necessarie. La sua lotta contro il male e il suo invito alla conversione non sono gesti isolati, ma un appello eterno alla coscienza di ciascuno. È un esempio che ci sprona a vivere con coerenza, anche quando costa. Come disse Dietrich Bonhoeffer: “La verità è la forza che rompe ogni incantesimo.”

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