domenica 27 aprile 2025

Recensione: M. Saudino, “Anime fragili: un viaggio con Platone e Aristotele tra le vulnerabilità del nostro tempo”, Einaudi (22 aprile 2025), pp. 152, € 16,16. di Giuseppe Lubrino


Il docente ventennale di filosofia e noto YouTuber Matteo Saudino, creatore del canale “Barbasophia”, ha pubblicato un nuovo libro intitolato “Anime fragili: un viaggio con Platone e Aristotele tra le vulnerabilità del nostro tempo”. L'opera si propone di analizzare le fragilità esistenziali che definiscono il contesto socio-culturale contemporaneo, offrendo una lettura attuale e, per certi versi, "terapeutica" dei due pilastri del pensiero occidentale Platone ed Aristotele. Si legga quanto segue: 

Se la filosofia è una cassetta degli attrezzi per orientarsi nella qcomplessità della realtà, allora ecco che Platone e Aristotele sono la chiave a stella e il cacciavite per decodificare il mondo e per provare ad affrontare le tante fragilità che lo caratterizzano. (Cf. M. Saudino, “Anime fragili: un viaggio con Platone e Aristotele tra le vulnerabilità del nostro tempo”,Einaudi (22 aprile 2025), p.19). 


Saudino muove da un assunto, per lui evidente ma che non si impone come universalmente condiviso: la società postmoderna, dopo aver interiorizzato "la morte di Dio" e trovandosi intrappolata nel nichilismo, sembra incapace di riprendersi. Questa condizione ha generato diverse forme di paure e fragilità. Saudino sostiene che sia necessario trovare il coraggio di "affrontarle" e "guardarle in faccia" per individuare, a partire da esse, possibili percorsi per ritrovare la gioia di vivere. A partire da queste acquisizioni, Saudino, con chiarezza espositiva e con energica tensione, prende in considerazione le varie forme di fragilità odierne e cerca di individuare e indicare, nel pensiero dei due grandi filosofi, delle possibili soluzioni. Il primo ostacolo da superare, secondo il filosofo, risiede nella "solitudine", evidenziando uno dei paradossi più tragici dell'epoca contemporanea: in una società iperconnessa, dove l'avvento dei social avrebbe dovuto ridurre le distanze tra le persone, si osserva con evidenza un crescente senso di solitudine e un'accentuata tendenza all'individualismo. Si è persa la capacità di coltivare, sviluppare e costruire relazioni interpersonali solide. Ciò - si pone in evidenza nel testo - è generato dalla ‘società liquida’ così come teorizzata dal celebre sociologo Bauman e dal ‘desiderio magnetico’ del consumo. 

A questa "sfida", Saudino contrappone il valore dell'amicizia, analizzandone le implicazioni nel pensiero dello Stagirita e di Platone. Particolarmente suggestiva è la proposta di Saudino relativa alla celebre opera "Etica Nicomachea", che il filosofo antico dedica al figlio. In quest'opera, Aristotele esplora le virtù, asserendo che senza di esse l'essere umano non solo non può vivere pienamente, ma non potrà mai raggiungere la felicità. Per Aristotele, la 'corona' delle virtù è la phronesis, ovvero la capacità di vivere secondo ragione, di compiere scelte finalizzate al bene. Dopo aver trattato di ciò, Aristotele si concentra sull'amicizia. Il professore Saudino cita un brano dell’opera e argomenta che il valore dell’amicizia secondo l’acuta visione dello Stagirita si esprime attraverso tre finalità fondamentali: l’utile, il piacere e il bene. Quest’ultima finalità risulta essere terapeutica, liberante, appagante e pone fine al senso di solitudine che opprime e svilisce. Il primo tipo di amicizia è  basata sul supporto reciproco e sul vantaggio che se ne può trarre, il secondo tipo,invece, sulla piacevolezza come può essere quella di condividere una passione in comune; il terzo tipo di amicizia è fondata sul bene, l’amico è apprezzato per il valore in sé e non per il vantaggio o il piacere che si può ricavare. Saudino poi passa a narrare alcune esperienze concrete in cui il valore dell’amicizia può di fatto essere coltivato e posto in essere e pone in luce che anche la scuola risente di una certa solitudine: voti, competizione e prestazione. Occorre,invece, promuovere spazi di gioia e emancipazione umana. Detto questo, si passa alla seconda forma di fragilità odierna ovvero la mancanza di dialogo e confronto. Saudino pone come segue la questione: 


La tecnologia che accorcia le distanze e facilita le comunicazioni le rende al contempo anonime, spesso vuote e omologate. Ciò comporta mancanza di dialogo, confronto e soprattutto deresponsabilizzazione. Abbiamo tanti mezzi, ma la domanda è: per comunicare che cosa? Cf. M. Saudino, “Anime fragili: un viaggio con Platone e Aristotele tra le vulnerabilità del nostro tempo”,Einaudi (22 aprile 2025), p.47). 


Sulla base sempre del pensiero di Bauman ritiene che l’iperconnessione odierna dovuta ai potenti mezzi di comunicazione ne ha in maniera paradossale svuotato il senso. Saudino con particolare riguardo propone un’attuslizzazione del mito platonico di “Theuth” ambientato nell’antico Egitto, il quale denota la perenne esigenza di porre sempre in armonia le due modalità di espressione umana la scrittura e L’oralità. La scrittura è uno strumento per preservare la memoria, l’oralità,invece, indica la capacità di dialogo d confronto che favorisce e sollecita la crescita della persona umana. Si legga quanto segue: 


Il dialogo orale per Platone è infatti un intreccio di anime. E noi oggi, immersi nella fragilità delle distanze, abbiamo terribilmente bisogno di intrecciare le nostre anime, di prenderci il tempo per dialogare e confrontarci, guardandoci negli occhi, sentendo il suono delle nostre voci e l’odore dei nostri corpi. Abbiamo bisogno di smarrirci nel rumore della discussione per ritrovarci come soggetti capaci di crescere sotto l’aspetto sia razionale sia emozionale. Vivere significa relazionarsi, e vivere bene nella società (scuola, lavoro, tempo libero) significa sapersi relazionare innanzitutto con sé stessi, poi con gli altri. (Cf. M. Saudino, op. cit, p.50). 


Superare la fragilità della solitudine e la mancanza di dialogo implica per l'uomo contemporaneo lo sforzo di riappropriarsi di un'identità più definita e delle proprie capacità comunicative, al fine di rinforzare la propria dimensione affettiva ed emotiva. Saudino individua, inoltre, nella crisi politica, nella perdita di valori, nell'inquietudine tecnologica e nella rimozione della morte, altre forme di fragilità che affliggono l'esistenza umana odierna. Per affrontare queste sfide, Saudino suggerisce di trarre insegnamento dai grandi pensatori occidentali, considerandoli come possibili guide per curare le patologie esistenziali del nostro tempo. Infine, Saudino ritiene che bisogna recuperare l’ Aion del tempo ovvero la sua dimensione eterna e qualitativa e deporre,invece, Crono che si riferisce alla dimensione croce quantitativa. Ciò al fine di rendere l’esistenza umana un’avventura e un’esperienza degna di essere vissuta. Si legga quanto segue: 


Agostino di Ippona; secondo il padre della filosofia cristiana, il tempo è distensio animi, ossia una distensione, un allungamento dell’anima. L’anima si protende infatti nel passato, che è in noi per mezzo della memoria (ossia il ricordo di eventi), nel presente vero e proprio, sotto la forma dell’attenzione per ciò che accade sul momento, e nel futuro, dove si manifesta come attesa per i fatti venturi. (M. Saudino, op. cit. p. 133).  


Il filosofo saudino guida i lettori al cuore della cultura e del pensiero di Platone e Aristotele, offrendo una prospettiva solida come una scialuppa in un mare in tempesta. Immergersi in queste pagine significa navigare tra le onde del caos contemporaneo per approdare in un porto sicuro. Qui, i lettori avranno l'opportunità di comprendere meglio se stessi, gli altri e il mondo, acquisendo uno "sguardo" nuovo e nitido sulla realtà. 


venerdì 25 aprile 2025

“Marco: Un Vangelo per Credere, Convertirsi e Rinascere” di Giuseppe Lubrino


L'evangelista Marco, intorno agli anni 60 d.C.a Roma, redige il suo racconto della vita e dell'opera di Gesù di Nazareth. Si apprende dalla Tradizione che Marco era uno stretto collaboratore di Pietro e Paolo e cugino di Barnaba. Marco, proveniente da una famiglia aristocratica, disponeva di due nomi: "Giovanni detto Marco". Secondo l'ipotesi di diversi esegeti, tra cui l'olandese Benoît Standaert ("Marco: Vangelo di una notte vangelo per la vita", EDB, 1 gennaio 2012, pp. 936), Marco era figlio di una coppia di aristocratici che ospitarono Gesù durante l'“Ultima Cena” nel cenacolo, che divenne la prima comunità cristiana. Oltre a ciò, in ambito esegetico si è anche ipotizzato che il racconto marciano relativo all'episodio del Getsemani riveli un particolare interessante, identificando nel "giovane che lasciò il lenzuolo e fuggì via nudo" (cf. Mc 14, 51-52) proprio lo stesso evangelista Marco. Tali informazioni consentono di esplorare e comprendere l’ambiente in cui è sorto il primo e il più antico dei Vangeli. Standaert sostiene che il Vangelo secondo Marco si basi sull'Haggadah ebraica, ovvero il racconto che gli ebrei celebravano durante la Pasqua ebraica, commemorando la liberazione del popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto. Questo momento conviviale rappresentava un'importante occasione per la trasmissione della memoria e dell'identità culturale del popolo ebraico. Marco, ispirandosi a questa tipologia narrativa, redige il suo racconto, identificando in Gesù il Figlio di Dio, il Messia atteso da Israele, colui che libera l'umanità dal male e dalla morte. Inoltre, Marco scrive la sua opera per istruire un gruppo di neofiti che, all'interno della comunità di Roma, dovevano ricevere i sacramenti dell'iniziazione cristiana: battesimo, eucaristia e confermazione. Nella Chiesa antica, questi sacramenti costituivano un tutt'uno, poiché i neofiti seguivano una preparazione (catecumenato, educazione alla fede) della durata di circa tre anni. Il racconto di Marco è stato definito una lunga introduzione alla Passione di Gesù. Tuttavia, l’intera narrazione ruota intorno all’identità di Gesù: Chi è Gesù? Per Marco é il Figlio di Dio, Salvatore dell’umanità, colui nel quale le profezie dell’Antico Testamento si compiono e si realizzano. Marco ignora l’infanzia di Gesù e fa iniziare il suo racconto partendo da ministero di Giovanni il Battista inquadrato come l’ultimo dei profeti e che da Marco é posto quasi come l’anello di congiunzione tra l’Antico e il Nuovo Testamento. Il Vangelo secondo Marco persegue due obiettivi fondamentali: rivelare l'identità di Gesù e indicare come l'umanità deve relazionarsi con la sua persona e la sua opera di redenzione. In altre parole, l'essere umano è invitato, di fronte al messaggio salvifico del Regno di Dio, a convertirsi, credere e poi battezzarsi.


martedì 22 aprile 2025

Recensione: A. Virgili, Lineamenti di Teologia Cattolica, Phronesis; 3° edizione (12 ottobre 2022), pp. 117, € 12 di Giuseppe Lubrino




Il testo del noto storico delle religioni Adriano Virgili offre uno strumento e un sussidio prezioso per chiunque desideri avvicinarsi con consapevolezza al sapere teologico. In questo volumetto, il professor Virgili si propone di "introdurre" i lettori alla scienza teologica. Attraverso un linguaggio accessibile ma al contempo tecnico e rigoroso, Virgili spiega che la Teologia si suddivide in due branche principali: la teologia naturale (razionale), che indaga il mistero di Dio attraverso l'uso esclusivo della ragione, e quindi è strettamente legata alla filosofia; e la teologia soprannaturale, che esplora il "discorso su Dio" partendo dalla prospettiva della fede. Quest'ultima, pur muovendo dalla fede, analizza e approfondisce i dati rivelati, ovvero la Sacra Scrittura e la Tradizione della Chiesa, impiegando un metodo scientifico e l'uso della ragione. Nel suo testo, Adriano Virgili propone un'introduzione generale alla teologia dogmatica, che esplora le verità della fede, e nella seconda parte, approfondisce la teologia morale, che indaga i fondamenti della morale cattolica. Particolarmente suggestiva - ad esempio- è la sua esposizione in merito alle virtù: esse, infatti, guidano, disciplinano e regolano le azioni umane alla luce della fede e della ragione. Si legga quanto afferma Virgili: 


La virtù è una disposizione buona che rende l’uomo capace di compiere il bene facilmente ed in maniera gratificante, Le virtù sono,quindi, antietetiche rispetto ai vizi. (Cf. A. Virgili, Lineamenti di Teologia Cattolica, Phronesis; 3° edizione (12 ottobre 2022), p. 79). 


In questa citazione, si evince l'influenza tomistica che permea il metodo espositivo di Virgili. Si può inoltre osservare come, nell'attuale contesto socio-culturale, sia prezioso per credenti e non credenti avere a disposizione un testo sintetico ma "formativo" sulle questioni fondamentali della fede. Riscoprire la ricchezza e il valore pedagogico ed educativo delle virtù cristiane è essenziale per vivere la realtà culturale contemporanea da cristiani maturi e consapevoli. Immergersi nella lettura di queste pagine consente ai lettori di ricevere un background culturale di spessore per potersi addentare in maniera autentica all’interno della bellezza e della profondità della Teologia scienza inesauribile di conoscenza ed approfondimento del mistero di Dio e di riflesso del mistero dell’uomo. 


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lunedì 21 aprile 2025

Papa Francesco e il suo sogno d’amore di Giuseppe Lubrino




Il Signore oggi ha abbracciato Papa Francesco. Il Papa che ha rivoluzionato la Chiesa a partire dal saluto inaugurale agli albori del suo pontificato fatto in piazza San Pietro il 13 marzo del 2013: “fratelli e sorelle buonasera”.  Con queste semplici parole seppe sin da subito penetrare i cuori dei fedeli e guadagnarsi la stima, la fiducia e il rispetto di tutti credenti e non credenti. Papa Francesco ha lasciato alla Chiesa e di riflesso alla società un'eredità spirituale di inestimabile valore. Attraverso il suo esempio, le sue azioni e le sue parole, spesso fraintese e interpretate in modo errato da alcuni media, ha contribuito a far riscoprire e a valorizzare la sinodalità della Chiesa Universale. Questa sinodalità, intesa come la capacità di "camminare insieme" all'umanità del terzo millennio, mira a riscoprire e a promuovere i valori della fraternità, della pace, della speranza e della misericordia divina. Papa Francesco ha effettivamente redatto quattro lettere encicliche che riflettono i capisaldi del suo insegnamento. Ecco un elenco delle encicliche:


  • Lumen Fidei (29 giugno 2013)

  • Laudato si’ (24 maggio 2018) 

  • Fratelli tutti (3 ottobre 2020) 

  • Dilexit Nos (24 ottobre 2024). 


Nel suo pensiero si può “rintracciare” l’idea e l’esempio di una fede dinamica, aperta, incarnata e concreta. Papa Francesco è stato un uomo d'azione, per il quale la fede in Gesù Cristo è indissolubilmente legata alla responsabilità verso i bisogni, le speranze e le sofferenze degli altri. Egli ha sottolineato la semplicità e la radicalità del Vangelo: convertirsi e credere in Gesù significa tendere la mano e avvicinarsi agli altri, seguendo l'esempio di San Francesco d'Assisi, con la consapevolezza di far parte di un'unica famiglia umana, senza barriere sociali, etniche o religiose.

Un'attenzione particolare è stata dedicata alla questione ecologica, affermando che la crisi economica attuale affonda le sue radici in una crisi antropologica. Di conseguenza, è necessario occuparsi della salute del pianeta e impegnarsi per trovare "strategie e soluzioni" per salvaguardare il creato, al fine di consegnare alle generazioni future un mondo più pulito e sostenibile.

Il tema della pace è centrale nel suo pontificato. Ha ribadito più volte, anche al congresso degli Stati Uniti, la necessità di un "disarmo tra i popoli" per cooperare alla costruzione di un mondo più giusto e solidale.

In modo instancabile, Papa Francesco ha posto la questione dei "migranti" al centro del dibattito pubblico, promuovendo politiche di inclusione e accoglienza dello straniero, visto come un fratello da amare piuttosto che un nemico da respingere. Francesco ha portato avanti tutto questo con ostinazione e determinazione evangelica, dipingendo un volto della Chiesa come “ospedale da campo”, impegnata a concretizzare il Vangelo di Gesù Cristo nel cuore delle periferie dell’esistenza, nella ferma e biblica convinzione che il Dio della Rivelazione giudeo-cristiana è un Dio di Misericordia! Nella visione di Papa Francesco, Gesù è il Dio della salvezza che si china per primo sull'uomo sofferente per "risollevarlo" e mostrargli, attraverso il suo insegnamento, la via della verità dell'essere e della vita. Francesco, prima di essere un Papa, è stato un uomo concreto e realista, dotato del coraggio e della determinazione di sognare un mondo diverso: più giusto, più fraterno, più tenero. Si è impegnato quotidianamente affinché questo sogno potesse realizzarsi, nonostante - come ha affermato più volte - l'epoca attuale sia caratterizzata dalla complessità della realtà.


giovedì 17 aprile 2025

“Gesù o Barabba?” (Cf.Lc 23,13-25) di Giuseppe Lubrino



Il racconto del processo a Gesù, come narrato nei Vangeli, ha da sempre suscitato profonde riflessioni. In particolare, Il Vangelo secondo Luca presenta una prospettiva che, in una certa misura, sembra attenuare la responsabilità dei Romani nella condanna a morte di Gesù. Questa particolare sfumatura può essere spiegata dal contesto storico in cui il Vangelo fu scritto, tra il 75 e l'85 d.C. In quel periodo, il Cristianesimo stava attirando un numero crescente di convertiti, tra cui molti pagani e, soprattutto, Romani. Ciò che suscita stupore è l’atteggiamento della folla: essa chiede la liberazione di un assassino e rivoluzionario, Barabba, in cambio della condanna a morte di Gesù, ritenuto innocente dal procuratore romano. Come si configura oggi tale episodio? Barabba era un esponente di spicco del movimento politico degli Zeloti, che combattevano con la forza l'occupazione romana, sostenendo una politica di resistenza. Era detenuto con l'accusa di sommossa e omicidio. Una possibile chiave di lettura "esistenziale e attualizzante" potrebbe essere la seguente:

Barabba incarna le “inclinazioni del cuore dell’essere umano”? Senza Fede, Speranza e amore che cosa è l’uomo? L’ordine della creazione da quando fu “deturpato” si è assistito a una continua escalation del male secondo la prospettiva biblica. Il fratricidio di Abele per mano di Caino ne costituisce un esempio emblematico (cf. Gn 4,17-24). Ancora una volta il “mondo” preferisce Caino ad Abele? Annota il Vangelo - che la folla gridava: Barabba - quasi a dire che, il più delle volte, il male acquisisce più risonanza del bene! Ciò, lo si può rilevare tutti i giorni: una cattiva azione o una falsa notizia si diffonde più rapidamente di una “buona” azione o di una “vera” notizia. Ogni giorno si è posti dalla giuria della vita a scegliere chi liberare dentro sé: Gesù o Barabba? Far prevalere l’amore, il perdono, la pace o gli istinti più primordiali e feroci che albergano in ciascuno? 

L'episodio di Gesù e Barabba invita a una profonda riflessione sulla responsabilità individuale e collettiva, costituendo un invito all'introspezione. La scelta tra il bene e il male è una sfida costante, che richiede impegno, discernimento e la volontà di far prevalere i valori di amore, giustizia e solidarietà sull'odio, l'indifferenza, la violenza e l'illegalità. La vicenda evangelica della "folla che grida Barabba" richiama anche il fenomeno della manipolazione di massa, un tema affrontato anche dal filosofo Noam Chomsky. Nella storia, tale fenomeno è stato propagato, ad esempio, durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i governi cercavano di influenzare l'opinione pubblica per giustificare le loro azioni militari e mantenere alta la morale. Un caso più recente ed eclatante è stato quello di Cambridge Analytica. Questi ed altri esempi dimostrano come i racconti dei Vangeli preservino nel tempo il loro valore eterno e la loro attualità. Immergersi nella lettura della Bibbia offre l'opportunità di confrontarsi con pagine che suscitano riflessione e propongono una chiave di lettura educativa della realtà.


martedì 15 aprile 2025

Le dinamiche del tradimento e il valore della fedeltà di Giuseppe Lubrino




Il tradimento, considerato per antonomasia, è da sempre legato alla figura di Giuda Iscariota, uno dei dodici discepoli, poi divenuti Apostoli, scelti da Gesù. L'analisi delle dinamiche del tradimento e del valore della "fedeltà" è ancora oggi oggetto di riflessione. Gesù aveva predetto il tradimento di Giuda, eppure lo aveva scelto.

L'episodio è riportato da tutti e quattro gli evangelisti, sebbene con alcune differenze narrative (cf. Mt 26,14-25, Lc 22,1-6, Mc 14,43-46, Gv 13,21-32). Questo evento assume un ruolo centrale nella narrazione dei Vangeli, rivelandosi determinante per la passione e la gloriosa Resurrezione del Signore.

Giuda, per trenta denari, vende Gesù alle guardie del sinedrio. All'epoca, tale somma era considerata consistente. Nel Vangelo secondo Giovanni, si apprende che, prima della consegna effettiva di Gesù ai soldati del tempio, Giuda non solo aveva venduto il Signore, ma aveva anche sottratto denaro dalla cassa del tesoro (cf. Gv 12,4-6).

Giuda appare quindi come un uomo tormentato, con una certa bramosia di ricchezza, desideroso che Gesù si manifestasse nella "Gloria" per acquisire una posizione di privilegio e prestigio agli occhi delle autorità religiose e politiche del tempo, nonché nei confronti degli altri apostoli. Era un uomo ambizioso e temerario, disposto a tutto pur di raggiungere il suo obiettivo: fama e ricchezza. Ed è questa bramosia che lo rende “schiavo di sé stesso” lo “imprigiona” e lo conduce fino a maturare l’idea di compiere il gesto estremo. Lui deliberatamente, “per partito preso”, non vuole “accogliere” integralmente gli insegnamenti del Maestro. Giuda è mosso da un’ideologia che potremmo definire “politica” e non è disposto al “cambiamento”, alla “conversione”. Questa “chiusura” è alla base della sua involuzione e del suo fallimento, che gli farà esperienza di una profonda delusione che lo porterà alla morte. Il valore della “fedeltà” oggi appare minato da tutte le parti ed è “compromesso” in tutti gli ambiti relazionali. Sembra quasi che essere “fedeli” sia fuori moda. Gesù in contrapposizione a tale tendenza, insegna che la “fedeltà” è possibile ed è fonte di gioia e di realizzazione piena. 


mercoledì 9 aprile 2025

domenica 6 aprile 2025

“Gesù e la donna adultera: un incontro di misericordia (cfr.Gv 8,1-11)” di Giuseppe Lubrino




Il brano evangelico proposto dalla liturgia odierna, che narra l'episodio della "Donna adultera" (Gv 8,1-11), mette in scena la misericordia di Dio che tocca, sana e trasforma la fragilità umana. Questo brano, definito dagli studiosi, come Alberto Casalegno, come una "meteora lucana" inserita all'interno della tradizione giovannea, è ritenuto un'aggiunta posteriore al quarto Vangelo. 

Gli scribi e i farisei, custodi della religione al tempo di Gesù, conducono al cospetto del Signore questa donna sorpresa in flagranza di adulterio, cercando di indurlo a giustificare la sua lapidazione sulla base di una rigida interpretazione della Torah. 

Gesù, Maestro divino, ribalta in modo sorprendente la situazione, affermando in modo lapidario: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra (cf. Gv 8,8-9)”. 


L'affermazione in questione si è consolidata nel tempo come un vero e proprio proverbio, incarnando una verità ineludibile: la fragilità umana, intesa come peccato, costituisce la condizione stessa dell'essere umano. Nessuno è esente da questa realtà.

Tuttavia, l'insegnamento di Gesù, illuminando le profondità del cuore umano, pone in luce le dinamiche del perdono divino. Esso si fonda sul riconoscimento della colpa, sul sincero pentimento e sull'impegno a non ripetere più lo stesso errore.

Si legga quanto segue: 


Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed essa rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più»”. (Gv 8,10-11). 


La Divina Misericordia si estende a tutti coloro che si pentono e si umiliano, riconoscendo la propria fragilità e la propria inadeguatezza. Il Signore, nella Sua infinita bontà, offre il perdono a chi si rivolge a Lui con cuore sincero. Tuttavia, Egli invita coloro che hanno sperimentato la Sua grazia a impegnarsi con responsabilità e determinazione a non allontanarsi più dai suoi insegnamenti. 

In questo tempo di Quaresima, e durante il Giubileo della Misericordia, è un'occasione speciale per immergersi nella Parola di Dio, lasciandosi "educare" dalla Sua sapienza. È un'opportunità per affrontare con resilienza la battaglia spirituale contro l'egoismo e l'indifferenza che risiedono nel cuore di ogni uomo. 


giovedì 3 aprile 2025

Gesù ci “provoca”: ha una domanda per ogni nostra risposta

 Gesù ci “provoca”: ha una domanda per ogni nostra risposta


Proponiamo, di seguito, la recensione del libro “Le domande di Gesù” (di L. Monti, San Paolo Edizioni).Questo testo prende il lettore per mano e lo accompagna tra le strade del Vangelo con l’intento di farlo scoprire un volto di Gesù inedito e sorprendente. 


La pedagogia di Dio nella Bibbia: un orizzonte di senso per l’educazione contemporanea di Giuseppe Lubrino

  Nel cuore dell’attuale crisi educativa, dove i giovani sembrano smarriti tra frammenti di sapere e modelli esistenziali evanescenti, il li...

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